Guanciale, pomodoro, pecorino romano: l'amatriciana è la gricia che ha incontrato il pomodoro, ed è l'unico piatto della famiglia con una ricetta ufficiale scritta — quella del Comune di Amatrice. Cipolla e aglio, per il disciplinare, restano fuori.
Pubblicato il 13 agosto 2026 · dalla cucina di deRione · ★★★★★ 4,6/5 su Google
L'amatriciana nasce quando la gricia dei pastori incontra il pomodoro, tra la fine del Settecento e l'Ottocento. I pastori e gli osti di Amatrice — oggi provincia di Rieti, sull'Appennino — la portarono a Roma, dove il piatto mise radici così profonde che i romani lo chiamano da sempre «la matriciana», mangiandosi la A come si fa in dialetto. Dal marzo 2020 l'«Amatriciana tradizionale» è Specialità Tradizionale Garantita dell'Unione Europea: una delle pochissime paste italiane con un disciplinare ufficiale.
C'è anche una pagina seria in questa storia: dopo il terremoto che ha colpito Amatrice nel 2016, l'amatriciana è diventata in tutta Italia un gesto di solidarietà, con ristoranti che devolvevano parte del prezzo alla ricostruzione. Un piatto che era già identità è diventato anche memoria.
· 400 g di spaghetti o bucatini
· 150 g di guanciale stagionato
· 400 g di pomodori pelati
· 75 g di pecorino romano DOP
· mezzo bicchiere di vino bianco secco
· un pezzetto di peperoncino
1. Guanciale croccante in padella fredda, sfumato col vino; listarelle da parte, grasso in padella.
2. Nel grasso: peperoncino e pelati, 15-20 minuti di sugo.
3. Pasta molto al dente.
4. Guanciale di nuovo dentro, pasta saltata nel sugo.
5. Pecorino fuori dal fuoco, e nel piatto.
La traccia segue la ricetta depositata dal Comune di Amatrice; il pepe è ammesso accanto al peperoncino, la cipolla e l'aglio no.
Il disciplinare di Amatrice la esclude, e noi stiamo col disciplinare. Va detto: in tante case romane la cipolla ci è sempre finita, e qualche chef la difende. Solo che quel piatto lì ha un altro nome — sugo con guanciale e cipolla — e un'altra carta d'identità.
Ad Amatrice la ricetta ufficiale dice spaghetti; Roma ha adottato il bucatino, che raccoglie più sugo e schizza più camicie. Sono entrambe risposte giuste a domande diverse: filologia contro goduria.
Il pecorino romano DOP è parte della ricetta, non un'opinione: sapidità e carattere che il parmigiano non può dare qui.
Il sugo dell'amatriciana resta rustico, con il pomodoro schiacciato a mano che mantiene consistenza. La passata liscia lo trasforma in un sugo qualunque.
E al ristorante? Un'amatriciana fatta bene si riconosce al primo sguardo: il sugo è rosso acceso ma non annacquato, il guanciale si vede — listarelle intere, non coriandoli — e il pecorino arriva mantecato dentro, non solo spolverato sopra per la foto. Se il piatto profuma di soffritto, qualcuno ha messo la cipolla e non te l'ha detto. L'ultima prova è la scarpetta: se il fondo del piatto non ti chiama, il sugo era timido.
Il sugo di 20 minuti e la mantecatura sono affari nostri: nelle sale deRione l'amatriciana gira dentro le calate a volontà con carbonara, cacio e pepe e gricia — da €19,90, acqua e coperto inclusi. Trovi il menù qui e la sede più comoda tra Appia, Talenti e Ostia.
Per la ricetta depositata dal Comune di Amatrice no: guanciale, pomodoro, pecorino, vino bianco e peperoncino. La versione con la cipolla esiste nelle case, ma non è l'amatriciana tradizionale.
Il disciplinare di Amatrice indica gli spaghetti; a Roma la tradizione popolare ha scelto i bucatini. Nessuno ti arresterà per la scelta — l'importante è il resto.
Specialità Tradizionale Garantita: dal marzo 2020 la ricetta «Amatriciana tradizionale» è riconosciuta e tutelata dall'Unione Europea, con ingredienti e procedimento codificati.
È il romanesco, che ama accorciare: la A iniziale cade e il piatto diventa «la matriciana». Stesso piatto, stessa sostanza.
Appena: il disciplinare prevede il peperoncino, ma come nota di fondo, non come sfida. Il carattere lo mettono guanciale e pecorino.
La tradizione laziale risponde con i rossi della regione, Cesanese in testa, che reggono guanciale e pomodoro; chi preferisce il bianco cerca struttura, non aromi delicati che il pecorino spazzerebbe via.
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