Guanciale E salsiccia, pomodoro E tuorli, pecorino su tutto: la zozzona è il piatto che rifiuta di scegliere tra carbonara e amatriciana e le mette d'accordo nel modo più romano possibile — esagerando. Il nome dice già come finirà la serata.
Pubblicato il 14 agosto 2026 · dalla cucina di deRione · ★★★★★ 4,6/5 su Google
Quando nella pagina delle quattro paste romane abbiamo raccontato «la lite sulla quinta», la candidata numero uno era lei: la zozzona. Il piatto prende la base dell'amatriciana — guanciale e pomodoro — la rinforza con la salsiccia e la chiude con la mantecatura di tuorli e pecorino della carbonara. Il risultato è un rigatone vestito da giorno di festa: rosso, cremoso, ricchissimo.
Il nome — «zozzona», la sporcacciona — è l'autoironia romana al suo meglio: nessuna pretesa di eleganza, solo la promessa mantenuta di un piatto che non lascia spazio al dolce. Nelle trattorie di campagna e nelle case dei Castelli è il piatto della domenica che non si dice in giro; da qualche anno è tornato di moda anche in città, perché l'abbondanza onesta non passa mai davvero.
Sulle origini, nessun atto di nascita: c'è chi la dice romana di città, chi la rivendica ai Castelli, chi giura che ogni famiglia l'abbia «inventata» la domenica in cui in frigo c'erano avanzi di salsiccia e mezzo barattolo di pelati. È il bello dei piatti senza disciplinare: la zozzona non ha custodi, solo praticanti — e la libertà, qui, è un ingrediente dichiarato.
· 400 g di rigatoni
· 150 g di guanciale + 2 salsicce
· 400 g di pelati
· 4 tuorli + 100 g di pecorino romano DOP
· mezzo bicchiere di vino bianco
· pepe nero, sale con prudenza
1. Guanciale a freddo, poi salsiccia sbriciolata, sfumata di vino.
2. Pelati e 15-20 minuti di sugo ristretto.
3. Crema a parte: tuorli, pecorino, pepe.
4. Rigatoni al dente saltati nel sugo.
5. Mantecatura FUORI dal fuoco con la crema. Subito in tavola.
Vale la legge della carbonara: i tuorli sopra la fiamma diventano frittata. La zozzona è esagerata, non strapazzata — mantecatura a fuoco spento, sempre.
Guanciale, salsiccia e pecorino sono tre salatori professionisti: aggiungere sale senza assaggiare è l'unico modo per rovinare un piatto altrimenti indistruttibile.
Mezze dosi di salsiccia, tuorli contati, pecorino a pizzichi: se cerchi la leggerezza hai sbagliato pagina — la cacio e pepe ti aspetta. La zozzona o si fa tutta o non si fa.
La zozzona è un piatto-evento: la domenica lunga, il pranzo tra amici che non hanno impegni pomeridiani, la sera in cui serve il comfort massimo. Nel repertorio quotidiano restano regine le quattro sorelle del canone — e alla tavola del Rione girano loro, nelle calate a volontà da €19,90: carbonara, amatriciana, cacio e pepe e gricia, espresse e mantecate come si deve. Il consiglio della casa: impara prima le quattro serie con le nostre ricette, poi concediti la zozzona come laurea. L'ordine degli studi, a Roma, è importante.
Un rigatone che unisce amatriciana e carbonara: guanciale, salsiccia e pomodoro nel sugo, tuorli e pecorino nella mantecatura. Il piatto romano dell'abbondanza dichiarata.
Dal romanesco «zozzo», sporco: è l'autoironia di un piatto che non finge leggerezza. Il nome è una promessa di godimento e un avviso ai naviganti, insieme.
No: il canone resta di quattro — cacio e pepe, gricia, amatriciana, carbonara. La zozzona è la festa di famiglia che le mette insieme, amatissima ma fuori concorso.
Rigatoni, quasi senza discussione: i tubi raccolgono il sugo ricco e reggono la mantecatura. Mezze maniche come riserva onorevole.
Si può, ma a quel punto è un'altra pasta: la zozzona esiste per essere piena. Per la versione elegante della stessa famiglia c'è la gricia; per quella leggera, la cacio e pepe ben fatta.
In molte versioni di famiglia sì, soffritta con guanciale e salsiccia; la nostra traccia la omette per stare vicina alla grammatica di amatriciana e carbonara. È il raro piatto romano dove nessuno può farti la multa.
La zozzona è la festa; le quattro sorelle sono il campionato — e girano tutte le sere nelle calate, da €19,90 con acqua e coperto inclusi.